(E)coesistenze – mostra a cielo aperto a cura di Gianluca Gramolazzi

(e)coesistenze - mostra a cura di Gianluca Gramolazzi

(E)coesistenze
In un’epoca in cui il cemento sta coprendo i prati e i boschi, in cui la natura è vista solo come un punto di sfruttamento economico, come può l’uomo entrare in contatto con questa? Sempre più spesso si vede nelle città la CREAZIONE di spazi verdi (naturali), ma si perde di vista il fatto che quelli stessi siano stati distrutti per far spazio alla vita umana. Il problema diviene purtroppo anche semantico: il significato della parola “naturale” viene ormai traslato da quello di “genuino” per l’identificazione di spazi non contaminati dall’uomo, quando esse stesse sono di fatto sinonimi. Allo stesso tempo molti USANO la natura come fonte di riparo dall’affaticamento della vita oppure come affermazione personale di controtendenza rispetto al dilagante uso di tecnologie, ma nel concreto: a cosa porterà tutto questo? Negli ultimi anni si è cercato di arginare, attraverso l’invenzione o l’utilizzo di tecnologie, ai danni causati dall’industrializzazione e dall’inquinamento umano, ma con scarsi risultati. Sembra quasi un ritorno a un approccio più “primitivo”, una comunione con la natura che ricorda il contatto spirituale attuato dalle tribù indigene, in cui l’anima naturale, quella madre e creatrice, entra in rapporto diretto con la vita quotidiana e con quella dopo la morte dell’individuo. Partendo da questo assunto, credo che il contatto spontaneo con la natura sia l’unico in grado di riconferirci quella genuinità che stiamo tutti inconsapevolmente perdendo, a causa dei media, degli schermi luminosi e i prodotti che si impongono come “amici dell’ambiente”.

Chiara BuglianiChiara Bugliani
Chiara Bugliani nata a Massa il 4 Agosto 1991, artista autodidatta, fin da piccola ha una vera passione e per il disegno.Studia Filosofia e Forme del Sapere all’università di Pisa ma continua a coltivare la sua creatività. Nel 2013 si appassiona al disegno digitale e al montaggio video di sequenze illustrate. Da queste sperimentazioni nasce un video musicale, creato per una band emergente, che proietta nel locale Swamp di Massa. Nel 2015 inizia a esporre nei circoli culturali della zona natia: nel gennaio presso La Vecchia Mandragora a Massa ed attualmente presso Il Dragoncello a Sarzana (SP) sta partecipando alla collettiva “Arte&Gioielli”, in cui le sue stampe sono esposte insieme a bijoux di un’artigiana locale. Le opere dell’artista rappresentano le emozioni: quelle stesse dell’artista e quelle perdute della società. In questo periodo storico la tecnologia, tanto quanto l’urbanistica delle città, hanno contribuito ad una anestetizzazione delle nostre emozioni più pure e spontanee. Partendo da questo background, l’artista analizza quindi l’era virtuale, il cosìdetto “secolo del cervello e della tecnologia”. Un microcip è spesso presente nelle opere e va a simboleggiare la luce geniale, la speranza, ma anche la scintilla che ognuno porta dentro.

Umberto GaudinoUmberto Gaudino
Nato a Torino il 15 dicembre del 1991, frequenta il decimo e ultimo anno della scuola di Violino presso il Conservatorio di Torino ‘Giuseppe Verdi’, dove ha per cinque anni frequentato anche quella di composizione, e di pianoforte. Ha partecipato a diversi stage, allievo di composizione di musiche per il cinema, sotto la guida del maestro e compositore Ezio Bosso. Ispirato dai grandi della musica Negli ultimi anni ha iniziato individualmente, grazie a diverse esperienze lavorative, l’attività di produzione di musica elettronica e pop/commerciale. Nel 2011 ha composto e curato la produzione dell’inno dei 150 anni dell’Unità d’Italia su commissione della provincia di Torino. Dal 2012 ad oggi è parte del duo elettro-pop “IlBlog”, nel ruolo di tastierista e producer. Nel 2013 compone e produce la musica per il web trailer del “Winter 2014 Womens fashion show“ per conto di Dolce & Gabbana e realizza l’intera colonna sonora per un documentario prodotto in Cina e in parte in Italia, su commissione dell’ANGI- Associazione Nuova Generazione Italocinese- di Torino. Nello stesso anno compone e produce la musica per il cortometraggio “Inner Simphony” di Giulio Volpe. Nel giugno 2014 è compositore, arrangiatore e produttore della colonna sonora per il cortometraggio “Arborea”, per la regia di Federica Gasca Queirazza, sponsorizzato e co-prodotto da Dolce & Gabbana e “Swide”. Questa colonna sonora è stata una delle quattro nomination per la categoria Best Music al “Los Angeles Fashion Film Awars 2014”

Ivan PoliIvan Poli
Giovane pittore auto-istruito toscano in cerca di un segno nelle forme e nei grandi occhi dei suoi soggetti, tra animali notturni e selvatici per trasmettere all’osservatore gli inquieti sentimenti che guidano la sua mano a riempire le tele e ogni superficie disponibile, pelle compresa con acquarelli, oli, acrilici e luce. Traendo ispirazione dai desideri e dalle paure, cerca nelle linee e nelle curve del mondo astrazioni e oggettivazioni di emozioni pure

lorenzobaroncelli_BN
Lorenzo Baroncelli & Eleonora Rotolo
Lorenzo Baroncelli nasce a Pistoia nel 1992. Laureato in Arti Multimediali presso l’Accademia delle Belle Arti di Carrara, attualmente frequenta il biennio specialistico di Fotografia all’Accademia di Belle Arti di Brera, Milano. Durante il triennio si trasferisce per alcuni mesi a Den Haag (Paesi Bassi) presso la Royal Academy of art, dove studia “Interactive media design”.
Lavora nell’ambito professionale della fotografia da anni e contemporaneamente sviluppa progetti artistici fotografici tesi ad evidenziare il concetto di identità.
Ogni individuo ha un suo background, una sua personalità, delle sue insicurezze, paure, un suo “Io”, tutti sono però accomunati da un unico fattore, il tempo in cui viviamo. Queste sono le tematiche che spingono il giovane artista ad indagare attraverso il mezzo fotografico sulle diversità e le somiglianze tra individui.

Eleonora RotoloEleonora Rotolo nasce nel 1988 a Villaricca in provincia di Napoli, vive attualmente a Carrara dove si è diplomata all’Accademia delle Belle Arti. Dopo aver vinto una borsa di studio al Siena Art Institute torna all’Accademia per iscriversi al biennio in Scultura.
Nel suo lavoro esplora i lati nascosti dall’individuo stesso, cercando di smascherare ciò che si nasconde dietro l’apparenza del quotidiano.
La sua produzione artistica spazia in diversi campi delle arti visive nel tentativo di simboleggiare il nascosto per elaborarlo attraverso la conversazione e la collaborazione con gli altri, dove la costruzione e l’esposizione dell’opera diventano un pretesto per affrontare le tematiche che comportano turbamento all’interno della vita di ognuno.

In maniera differente i due giovani artisti sono incuriositi da ciò che si trova dietro l’apparenza di ogni individuo e indagano attraverso mezzi diversi per cercare di svelare un qualcosa di solitamente poco visibile.
Nello sviluppo di questo lavoro la coppia di artisti ha lavorato come una pallina da ping-pong in maniera costruttiva fino ad ottenere il risultato desiderato, questa occasione è stata un modo per mettere alla prova la sincronia di pensiero e la possibilità di cooperazione di due figure artistiche inevitabilmente diverse tra loro per preparazione e specializzazioni ma unite da una vicina linea artistica di pensiero.

Africa RuizAfrica Ruiz Pino
Nata a Ceuta (Spagna) il 18 novembre 1992. La sua vita si sviluppa in maniera quotidiana; sua madre cuce nello studio, suo nonno esce a pescare tutte le mattine e a sua nonna piace dipingere nei momenti liberi. A volte le chiede in prestito i pennelli, noncurante della sua gelosia, degli avvertimenti di trattare quegli oggetti con attenzione e di pulirli sempre con olio d’oliva. Nel 2010 si trasferisce a Madrid per iniziare gli studi in belle arti. Qui la scultura e l’incisione si manifestano come sue forme di espressione predilette e comincia a svilupparle con una ricerca tanto mentale quanto fisica, nella quale il materiale e la sperimentazione si uniscono alla sua quotidianità, formando il processo creativo. Nel 2014 termina i suoi studi universitari in Belle Arti e si sposta a Milano, portando con sè i suoi oggetti familiari, che continuano ad accompagnarla nella sua continua ricerca. Già da un primo sguardo alle opere dell’artista si comprende come la sua vita e le esperienze siano il punto di partenza del suo processo creativo: i ricordi che, frammentandosi e ricomponendosi, tornano ciclicamente nella sua vita presente. Il materiale scelto, usato in maniera simbolica, è permeato da una sorta di affettività. Questo si relaziona in maniera naturale con lo spazio che lo circonda e mette in evidenza, attraverso la parziale assenza derivata dalla variabile casuale della lavorazione del materiale, la trasformazione dell’oggetto di partenza. Il visuale quindi si presuppone come narrazione sia della vita dell’artista, che dell’oggetto stesso.

Alice PossettiAlice Possetti
Classe 1993, piemontese ma milanese di adozione, si diploma in fashion design nel 2015 presso l’Istituto Marangoni. Da sempre ha la passione per la moda, i viaggi e la natura, passioni che concilia all’interno delle sue collezioni, in cui si mescolano ispirazioni visive e concrete ad altre invece più concettuali. Le forme minimali e simmetriche si contrappongono a una importante sperimentazione e manipolazione tessile.

 

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L'Associazione A Night Like This ha ideato, progettato e organizzato A Night Like This Festival.
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