EGYPTIAN HIP HOP

Egyptian Hip Hop

Egyptian Hip Hop

Alex Hewett e Louis Stevenson-Miller sono due ragazzini di Manchester a cui piace rinchiudersi in camera strimpellando motivetti pop e sognando di formare una band. Arruolati alla batteria Alex Pierce ed al basso Nick Delap, nel 2009 iniziano ad esibirsi nei pub locali ed attirano ben presto l’attenzione della prestigiosa rivista Nme, che nell’agosto dello stesso anno pubblica in download gratuito il brano “Rad Pitt”. Il primo Ep della band, “Some Reptiles Grew Wings”, è preceduto da un grandissio hype ed è accolto con entusiasmo da pubblico e critica.

La band resiste però alla tentazione di cavalcare l’onda e solo un anno più tardi annuncia di aver finalmente concluso le registrazioni del primo Lp. Ancora nove mesi e il nuovo singolo “SYH” introduce definitivamente “Good Don’t Sleep” alle masse.

Pare di cogliere in qualche maniera l’irrefrenabile smania migratoria di Matt “The The” Johnson. Il passo è ben cadenzato e i suoni sono curati in ogni minimo dettaglio. L’opera è zeppa di cambiamenti di fronte e variazioni d’umore poste sullo sfondo con ardita maestria e precisione a tratti chirurgica.
E’ una danza sbilenca e ciucca a invadere perennemente lo spazio. I quattro mescolano carte difficili da scoprire senza rinunciare a un’identità ben precisa e apparentemente dissimile da qualsiasi contesto. Giretti irresistibili di basso, la tastiera iniziale a condurre la mente verso qualche lontana isola deserta del Pacifico, la chitarrina abbronzata che scivola sbarazzina e il motivetto saltellante e oltremodo spensierato trascinano i sensi in alto, confermando lo stato di grazia di Hewett e soci.

“Good Don’t Sleep” è un lavoro penetrante, solo in apparenza sfuggente e imprevedibile, capace di sorvolare decenni di rimandi inconcludenti e posizionarsi di scatto tra le prime fila del miglior “pop alto” britannico. C’è una nuova creatura nel nord-est dell’Inghilterra. Porta un nome strano e non allineato, ed è pronta a condurvi in luoghi sconosciuti, angusti ma terribilmente incantevoli, dove nessuno potrà realmente trovarvi.

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Egyptian Hip Hop first emerged back in 2009 as four sparky 17-year-olds from Manchester with an uncanny knack for lush, scruffy melodies and raucous tales of guitar lessons from Johnny Marr. Their debut EP ‘Some Reptiles Grew Wings’, produced by Warp’s Hudson Mohawke, featured a clutch of delectably angular pop songs and affirmed their singular sense of rhythm.

Following an extended hiatus Egyptian Hip Hop return triumphant with their debut album on R&S Records. ‘Good Don’t Sleep’ is a promise kept and worth every shred of wondering. The self-conscious naivety of their early recordings has dissipated, making way for a mature musicality that is invigoratingly sensual. With a deep affinity with psychedelia, their sound steers a thrillingly new path toward pop.

– Facebook http://www.facebook.com/egyptianhiphop

Reviews

“troppo strambi per essere accostati ai Foals, più arzigogolati dei Metronomy, più scomposti ritmicamente dei Wild Beasts (sebbene ne condividano il produttore), Egyptian Hip Hop si sono scavati un posto nel sottosuolo inglese con coordinate spaziali e temporali piuttosto differenti (…)
quello che abbiamo di fronte è un art-pop dalle venature dreamy, strumentalmente giocato tutto sugli intarsi dialoganti di chitarra, basso e batteria (alternati a vicenda in un ricamo dalle preziose sfumature) (…) i brani entrano in testa per vie traverse, mediante un citazionismo sottile e non esasperato; l’interplay ossessivo e reiterato tra chitarra e batteria di Tobago ha qualcosa delle recenti tendenze filo-caraibiche, ma scordatevi i Vampire Weekend (c’è persino nel mezzo un bridge di ascendenza Atlas Sound); (…)
Good Don’t Sleep è disco che si svela col tempo e si colloca tra i lavori pop più originali sentiti quest’anno.”  Storiadellamusica.com

“Their early, punky tunes carried flourishes of post-DFA dance music, whereas the songs here are now imbued with modern electronic music’s more liquid, experimental spirit. Egyptian Hip Hop now sound like the band they dressed up so well as at first: weird, otherworldly, and exciting. 7.5” Pitchfork

 

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