VADOINMESSICO

Vadoinmessico

Vadoinmessico

 

Vadoinmessico è una band di 5 elementi, tutti o quasi di origini diverse, ma con una città in comune: Londra, nella quale si sono incontrati e dove ben presto hanno iniziato a scrivere canzoni. Giorgio (italiano) e Salvador (Messicano) furono affiancati da Stefan (austriaco) ed Alessandro (italiano), oltre che da Joe (inglese), primo batterista della band. Archeology Of The Future è stato il loro primo full lenght dopo una serie di fortunati singoli. La registrazione dell’ album ha potuto contare sulla collaborazione di Craig Silvey al mixer, già al lavoro tra gli altri con Arcade Fire e Portishead. Questo primo album è un mix esotico di strumenti e ritmi di varie culture, tenuti assieme da raffinate melodie pop: un mix che riflette perfettamente le diverse origini della band. Dopo un lunghissimo tour europeo, hanno finalmente riabbracciato l’ Italia nel corso del 2012, ottenendo anche nel Belpaese un felice successo di pubblico e critica.
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Vadoinmessico is a 5 piece band from several corners of the earth who live in London and play beautifully nostalgic psychedelic folk-pop: Giorgio (from Italy), Salvador (from Mexico) started the band and were soon joined by banjo player Stefan (from Austria) and Alessandro (also Italian), and their English drummer Joe.
They have recorded and produced their debut album “Archeology of the Future” with some additional mixing of the mixing engineer Craig Silvey (Arcade Fire Portishead, etc.)
Archaeology of the Future is a debut album that was created with an exotic mix of instruments, Latin and African rhythms matched with unforgettable and catchy melodies make the band both alternative and pop.
Vadoinmessico make music that reflects their culturally diverse origins, and their migratory status in London. The themes that run through Giorgio’s songs are those of the nostalgia of lost lands and lost loves, and but set to the warm and exotic tones of the Mediterranean and Latin influences that permeate their entirely unique sounds.
However, there is also a dimension to Vadoinmessico that is pop, playful, beautiful, and warm — which will appeal to all, whether younger audiences listening to iPods and specialist radio shows, or an older generation looking for music to complement their summer evenings.

Facebook – https://www.facebook.com/vadoinmessico

Reviews

“Se il superlativo “bellissimo” non fosse ormai stinto dall’uso come un cencio lasciato per troppo tempo al sole; se non esistessero i generi musicali ma solo la “musica bella”, o quantomeno la “musica interessante”; se non mi divertissi a scrivere introduzioni che mettono alla prova la vostra pazienza; se non ci fossero tutte queste cose vi direi che il disco dei Vadoinmessico è un disco bellissimo e che ve lo dovreste procurare subito per poterlo rubricare nella cartella “musica bella” del vostro hard disk, o sul relativo scaffale della vostra libreria.

 

Ma siccome tutto questo non è possibile, allora cercherò di argomentare nel modo seguente: pur rimanendo in un generico solco rock’n’roll, i Vadoinmessico sanno muoversi con estrema scioltezza entro ambiti diversi che vanno dal country di “The colours are” alla musica etnica di “Solau”, dal r’n’r stesso di “Notional towns” all’exotic pop di “Pepita, queen of the animals”, fino ad accenni di psichedelia (“Me, desert”). E lo fanno talmente bene che riesce difficile districare la matassa e portarvi anche questi semplice esempi appena citati.

 

Lo fanno con una qualità di scrittura rara, dimostrata in ogni particolare: dalla stesura delle parti ritmiche alle linee melodiche, dal trattamento della voce (che ricorda alle volte Panda Bear nell’uso dell’eco) alla struttura dei brani (“Fleur le tue”, dove la mancanza della classica alternanza strofa-ritornello non pregiudica affatto la comunicatività del brano), fino alla scelta deit imbri degli srumenti (la marimba della già citata “The colours are”).

Quindi, riassumendo: il disco dei Vadoinmessico è un disco bellissimo che ritrae con gusto una fetta notevole della musica pop nella sua gioventù più acerba e per questo più sincera. Non fatevelo scappare perché è raro, oggigiorno, tornare così volentieri su certi ascolti sentendosi a proprio agio mentre nuovi eccitanti particolari contnuano a presentarsi alle nostre orecchie.” Rockit

 

“Immaginate, in uno di quei tardo pomeriggi caldi, bollenti, indolenti, tra giugno e luglio, un gruppo di amici impegnato a scovare utopistiche sorgenti di corrente rinfrescante. Un bel patio mica può mancare, così come qualche birra rigenerante, la chitarra che fa capolino, gli occhi che scrutano l’orizzonte prossimo al tramonto, serenità a un passo dalla felicità. Un tipico quadretto adolescenziale utile a rifuggire per qualche attimo la solita routine avvilente.

La musica serve anche a questo, a cullare la fantasia e le illusioni, a concedere un momento di respiro. Si può fare, anche senza finire in Messico o in qualche luogo esotico che poi magari si rivela una mezza fregatura. Basta viaggiare con il pensiero, come fa questa truppa di ragazzotti di estrazione geografica differente, uno stralunato quintetto che ha fatto sosta prima in Austria, poi nel centro America, poi in Italia per ritrovarsi, infine, nell’uggiosa Inghilterra e decidere di issare la bandiera di Corto Maltese e perorare la causa dell’avventura. Un mix di “Amici miei”, “Tre uomini in barca”, Salgari, isole misteriose e tutta la tradizione del romanzo di avventura, tra liane, sortite in terre lontane, l’esaltazione dell’amicizia e la celebrazione dell’ingegno umano. Scegliete la colonna sonora adatta e poi salite a bordo. Poti, Marrosu, Garza, Micksh e White hanno optato per una vela spiegata e un pop in prevalenza acustico, rustico, quieto, mai fragoroso, insinuante, contagioso, caldo, corale, dal sapore dilettantesco, capace di celare la sofisticatezza che ne lucida i contorni.

Quattordici brani mai pretestuosi, tra le cui rime si rincorrono i richiami psichedelici della title track e della sognante “Adventure Of Diver”, la ritmicità invogliante di “Curling Up Your Spine” e di “In Spain”, una vocalità debitrice dei fasti di Flaming Lips e Mercury Rev, Pat Metheny e la sua “Secret Story”, “Buena Vista Social Club”, la slide alla Ry Cooder in “Teeo”, Manu Chao che approva sornione in “Pepita, Queen Of The Animals”, “Me, Desert” e la sei corde che si fa carillon mentre sotto si ode la furia energica di Carmelo Bene, il ritornello entusiasmante di “Cave” che furoreggerebbe in tutti i juke box se esistessero ancora. Che aspettate?! Zaino in spalla, crema solare a portata di mano e il nuovo stradario redatto dai Vadoinmessico; pare che dentro si trovino anche i segreti del futuro.”

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