DUST

 

Dust

Dust

DUST sono una formazione milanese composta da sei elementi: Andrea, Riccardo, Jimbo, Tomas, Gabriele e Muddy. Rock americano, blues, folk ma anche oscure sfumature new-wave.

Registrato nel 2009 il primo demo autoprodotto intitolato “Tuesday Evenings”, i sei suonano alla Casa 139 di Milano, aprono tra i tanti i The Niro al Fabrik Free Festival, gli italo-olandesi The Filmakers e i The Black Atlantic al Tambourine di Seregno e partecipano alla serata“Milano Brucia” del Magnolia.
A fine 2011 si chiudono al MONO STUDIO di Milano con Matteo Cantaluppi (Eugenio Finardi, Alberto Fortis, Francesco Renga, Edipo, Nesli, The Record’s, Punkreas, Canadians, ecc…) per registrare il loro primo vero prodotto discografico, “Kind”, che presentano in anteprima di fronte a centinaia di persone prima al Carroponte di Sesto San Giovanni e poi ufficialmente all’ Agorà di Cusano Milanino. Con l’EP la band raggiunge, a detta di molti addetti ai lavori, la maturità e rinforza il suo seguito sul territorio. A inizio 2013 la band si chiude nuovamente in studio assieme agli amici The Churchill Outfit dar vita ad un nuovo EP di 5 pezzi, “Two Nights Sixty Miles”,  scritto e arrangiato da tutti gli elementi delle due band e presentato in due serate uniche e straordinarie (27 aprile 2013 alla Latteria Molloy di Brescia ed il 3 maggio 2013 all’Agorà di Cusano Milanino) che hanno visto suonare su un unico palco gli 11 musicisti delle due formazioni in contemporanea.

Facebook – https://www.facebook.com/dustmilano

Reviews

INGREDIENTI: l’intensa voce di Andrea D’Addato. La barba di Matt Berninger, gli occhiali di Michael Stipe, il cappello di Ben Bridwell e lo stesso numero di componenti dei Wilco: tutti nomi non buttati lì casualmente. Può sembrare esagerato o caricare di eccessive aspettative l’ascoltatore, ma secondo me non bisogna temere il confronto quando si hanno basi solide; ci troverete dentro tanti altri riferimenti, molto probabilmente ad ogni ascolto noterete un particolare che vi era sfuggito, un riferimento che vi eravate persi.

DENSITA’ DI QUALITA’: la prossima volta che un vostro amico vi dirà che in Italia non ci sono rock band valide, fategli ascoltare i Dust. Si perché di solito una delle grandi falsità che ciclicamente salta fuori è proprio questa cosa qui; ma basterebbe il tiro dell’ iniziale ‘O My Mind‘ per mettere a tacere tutti, un pezzo che ci riporta dritti ai National in una versione più ripulita. Ecco forse questa eccessiva pulizia in certi passaggi è la pecca più grande di questo EP: nella successiva ‘Ink Loaded Love‘ sembra quasi che certe scelte sia stato effettuate a tavolino per rendere il pezzo ancor più luccicante. Tutto il contrario della ballatona blues ‘Collapse Of Art‘, che rallenta il ritmo in maniera decisa e ci permette una totale immersione in quelle atmosfere da bar dove la voce si impasta a causa del fumo denso e del whisky non sempre di prim’ordine. ‘Never Defined‘ suggerisce echi di chitarre R.E.M., con la voce di D’Addato che gioca a cavallo fra un Tom Smith ed un Vedder d’annata, vero unico filo conduttore di questo lavoro. Nonostante le notevoli potenzialità del gruppo siano ancora non del tutto espresse, sono certo che uno dei punti fermi nel futuro sarà la qualità vocale di questo ragazzo. Chiude un’altra ballata, ‘Still Hiding Still Trying’, placidamente intensa, a mettere il sigillo su un ascolto fin troppo breve.” Indie-Roccia

“I Churchill Outfit sono una vecchia conoscenza di Rockol. Giusto pochi mesi fa, infatti, i cinque bresciani riempivano le pagine di The Observer, la rubrica di Rockol dedicata agli emergenti, in occasione dell’uscita del loro primo, omonimo album (di cui potete trovare la recensione qui); più recentemente si sono guadagnati la nostra home page grazie all’esclusiva video del loro ultimo singolo, “Calypso”.

Dei Dust abbiamo invece parlato ai tempi della compilation di The Observer, impreziosita dalla loro splendida cover di “Apple tree” di Claudia Is On The Sofa posta in apertura del “Volume Due”. Una coppia di talenti in rapida ascesa – su cui abbiamo scommesso in tempi non sospetti – che oggi hanno ben pensato di unire le forze per un progetto inedito, battezzato “Two nights, sixty miles”.

Inizialmente pensato come uno split nella più classica delle formule (due pezzi a band), il progetto si è evoluto quasi immediatamente anche grazie all’intesa nata in studio tra gli undici membri dei due gruppi. Da qui ha preso forma un disegno molto più complesso e ambizioso, un Ep composto da due pezzi inediti delle singole band (“Parking Lots” per i Dust, “Took My Moon” per i tCO), più altri tre brani (“Trees”, “Dixie” e “The Shortcut”) scritti e arrangiati completamente insieme. (…)
Due città divise da una “sessantina di miglia”, da cui il titolo del disco: un lavoro che sarà disponibile a partire dal primo di aprile in download gratuito e streaming sui siti e sulle pagine social di entrambe le band.”  The Observer – Rockol

 

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