PAGLIACCIO

Pagliaccio

Pagliaccio

Pagliaccio nasce agli inizi degli anni dieci e scrive e suona canzoni in italiano.
NON è un cantautore italiano, pur essendo italiano, NON è una indie rock band perché suona parecchio pop e NON è nemmeno una pop band perché ha un approccio abbastanza indie.
Lo stile ed il suono di Pagliaccio vogliono rifiutare apertamente il dogma del lo-fi applicato a tutti i costi ai progetti di stampo cantautorale emergenti, e quindi se suona male non è voluto!
La composizione dei brani fonde una attitudine pop nella scrittura e nell’arrangiamento a un approccio rock nell’esecuzione. I testi sono parte di primo piano delle canzoni e utilizzano l’ironia come linguaggio espressivo. Quasi mai le cose sono come sembrano .
Durante il primo anno di vita la band si è dedicata alla scrittura dei brani ed alla attività live, prevalentemente nell’ambito piemontese, arrivando anche a  vincere due concorsi (in Provincia di Vercelli e Torino) e aprendo il concerto di Niccolò Fabi nel settembre 2011 al Reload Sound Festival.
In occasione dell’incisione di un ep nel luglio del 2011, Pagliaccio  incontra MeatBeat Studio di Aosta  e dalla collaborazione con il produttore Raffaele “Nedagroove” D’Anello (già alle tastiere synth e programmazione con  Naif Herin) nasce l’accordo per la produzione di un album. “EroIronico” è uscito il 6 Luglio 2012 ed attualmente è in vendita ai live della band ed in distribuzione sui principali stores digitali (Itunes, Amazon, ecc…). L’album è stato anticipato dall’uscita del video “Federico S.” a cura di Cheins De Velours e girato interamente con videocamere GoPro e in visione su Youtube e i principali Social Networks..
Hanno aperto concerti di Niccolò Fabi, Amor Fou, Ex Otago, Adriano Modica  e Alessnadro Fiori e Pan del Diavolo e abbiamo avuto una partecipazione con showcase acustico a Deejay TV e sono stati Album del Giorno su Rockit il 27 Dicembre.

– Facebook https://www.facebook.com/pagliaccioofficial

– Sito Internet http://www.pagliaccio.org

Reviews

“I Pagliaccio sono piemontesi, ma sono gli ultimi dei romani, nel senso che sono gli ultimi figli di quella scuola cantautorale anni ’90. Un gruppo di musicisti, normalmente individuati nella triade Silvestri-Gazzé-Fabi, che decise – più o meno consapevolmente – di dare una svolta all’ormai trentennale tradizione della canzone d’autore, iniettandole robuste dosi di pop e una levità che fino a quel momento si era avvertita solo a tratti. Il risultato furono canzoni non pesanti ma mai vuote di significato, in una parola: leggerezza.

Quella stessa leggerezza che si trova in “Eroironico”, un album che scorre veloce lungo le sue undici tracce senza un momento di noia. Si tratta di pop al 100%, la cui carta d’intenti viene stesa nel primo pezzo: “vedo il mondo come pare a me senza costume / senza cantautori e con più affetto”. I Pagliaccio rigettano con forza l’idea del cantautore lo-fi tormentato alla Vasco Brondi, scegliendo una strada che li porta ad affrontare temi come la raccolta differenziata o le vacanze estive da un punto di vista sempre laterale, mai scontato. (…)” Rockit

“Un pagliaccio veste la maschera dell’intrattenimento e del divertimento, spesso altrui, rimane aggrappato ad un’identità apparente, nascondendo in molti casi la propria.
Levato quel poco di trucco ed approccio ludico, si potrebbe però celare ognuno di noi, con le sue certezze, insicurezze ed aspirazioni. E’ questo uno dei presupposti base sui quali si fonda l’esperienza artistica dei Pagliaccio, brillante terzetto biellese, all’esordio discografico con questo EroIronico. Come è evidente dal titolo, in primis si tratta di album ironico ed autoironico, ma anche critico ed autocritico, che tratta tematiche a volte anche complesse, mantenendo sempre un gradevole livello di leggerezza e senza perdere lucidità.
Melodie semplici, che mostrano senza paura la propria anima pop ed orecchiabile, con un livello di narrazione molto vicino alla tradizione cantautorale nostrana, ed una piacevole alternanza di influenze e registri, dall’indie rock, al funky, dallo ska al rock’n’roll, con tanto di occhiale e papillon d’ordinanza
(..) I Pagliaccio non si nascondono di certo dietro ad una maschera, ma anzi vogliono evidenziare in maniera chiara la propria anima musicale, scegliendo la strada dell’ironia e semplicità, che risulta vincente, per una serie di brani melodici ed immediati, dal livello generalmente piuttosto buono.” Indie-Zone

 

Lavinia!

Lavinia!

 

 

Indie Folk Cantautorale

Nata l’11/11/1991, data palindroma che ha sempre amato, Lavinia cresce a Udine, iniziando a studiare il pianoforte a sette anni e, pochi anni dopo, a mettere in fila i primi accordi sulla chitarra di suo padre. Durante il liceo inizia a capire quanto la musica sia fondamentale per la sua vita, e a soli 16 anni inizia a condurre il programma “School’s Out” su Radio Onde Furlane, dedicato inizialmente alle band liceali e in seguito alle etichette indipendenti. Nel frattempo stringe amicizia con molti musicisti friulani e, da quando aveva 13 anni, compone canzoni in cameretta, fermamente convinta di non farle ascoltare a nessuno. Convinzione che rimane ferma fino a una sera in cui l’amico e vicino di casa Matteo Dainese (aka Il Cane, ex batterista di Jitterbugs e Ulan Bator, fondatore della Matteite Records) le ascolta, quasi per caso. Da lí nasce la collaborazione che porterà a Magadasca, primo disco della cantautrice. Inizia un tour che vedrà la collaborazione di Stefano Pasutto (Tre Allegri Ragazzi Morti, Man On Wire) alla chitarra elettrica. Nel frattempo Lavinia si è trasferita a Milano per frequentare il corso di economia dell’arte presente in Bocconi, dove attualmente studia, curando la direzione musicale della radio universitaria e continuando a suonare sia con il suo progetto solista, sia con i Nobody Cried For Dinosaurs, band indie rock milanese che l’ha adottata da poco tra i suoi ranghi. Nuove canzoni sono in arrivo.

– Facebook: http://www.facebook.com/pages/Lavinia/169448303092756
– Bandcamp: http://laviniapuntoesclamativo.bandcamp.com/

Reviews

 

“(…) Dieci tracce col punto esclamativo a cornice di uno specchio sull’adolescenza che fugge, vocalità ancora acerba ma doti e stoffa che si intuiscono tra le righe, nell’interpretazione, nel delineare a pastello vividi tratti di realtà coetanea. Arpeggi morbidi di chitarra acustica, giochi di glockenspiel folkpop, raddoppi vocali: Sempreverde intensa e scorrevole, già dice cosa aspettarsi.

E subito una cover destrutturata per quanto fosse possibile agire ancora, Anyone else but you dei Moldy Peaches tradotta in italiano con Juno, leggera e contagiosa (cfr. Le-Li, Les Manges Tout) sempre con Matteino nel dialogo: “la tua auto ormai parla di me, ci trovi un po’ di tutto, dvd mp3″… Non lo so assume toni più complessi e intensi rispetto la minimale tessitura precedente, nell’avviluppo strumentale e nel loop degli arrangiamenti -con il violino di Violetta Lucia in evidenza- le Pony Up sono a un tiro di schioppo, mentre Labirinto è forse l’episodio migliore del lotto, un gran refrain a emendare il vago sospiro oratoriale della strofa, una facilità di simbiosi tra parole e suono che abbiamo già ascoltato da Van Houtens, e Il piccolo principe si addentra nel baby rock, di quelle favole che si twittano ai bambini prima di dormire.

L’ombra di una cometa grave d’arco, “il black out di Dio” nasconde le stelle per una sera, il gran drumming di Dainese e i cori fanno il resto per colorare il pezzo come quegli albi nelle vecchie cartolerie; Mani vicine non fa che confermare il buon lavoro retrostante e preparatorio, “concettuale” direi nella vestizione del disco, la voce di Lavinia non tradisce i suoi diciannove anni sopra una struttura adulta, non è toy pop nè twee. Rush finale con Quest’arte morirà, titolo doppiamente impegnativo, il clarinetto rigoglioso di D’Agostin e gli “occhi di una superstar della radio” veloce di sogni e consapevolezze da sfrondare, segue Due matti a ricorrere il tema dalla cover di Juno, un rapporto apparentemente improponibile sotto lo sguardo puntuto di “dentisti in BMW”, evidente che la scrittura è ancora adolescenziale e quindi c’è da attendersi uno scatto in questa direzione e l’esito elettrico maturo potrà aiutare.

Chiude Al diavolo l’anima, piccolo calembour abbastanza riempitivo nei poco sensati cinque minuti, ma non inficia assolutamente gli effetti di quella che è già più di una promessa, incastonata in un team di lavoro adeguato ed efficace made in Friuli.” ItalianEmbassy

 

“Cantautrice udinese, Lavinia, è, come dire, quella che nel suo tempo libero passa a fare qualche trasmissione indie rock con i suoi amici a Radio Onde Furlane, oppure la becchi a qualche concerto, dall’homepage festival del Cormôr, agli eventi de La Tempesta dei TARM.

E poi scopri che scrive canzoni e realizza pure un disco: Madagasca è nato negli ultimi mesi in seno alle Matteite Records di Matteo Dainese. Ma non solo, a questo debutto ci hanno lavorato altri personaggi noti della scena indie friulana quali Enrico Molteni, Lucia Gasti, Stefano Pasutto, Matteo Nimis, Roberto D’Agostin, Simone Sant, e Federico Mansutti.

E così la musica adolescenziale e molto naif di Lavinia si colora di arrangiamenti coinvolgenti come il gioco di suoni dell’iniziale Sempreverde, o la love-song tenue-tenue a due voci, di Juno. Tutto molto dolce e delicato, con quel gusto adolescenziale alla TARM di un tempo, e mi piace in proposito il richiamo all’uomo nero di Non lo so. Ha quel tocco intellettualoide alla Donà che ti compare davanti ascoltandoti Il piccolo principe, oppure quel richiamo onirico alla Flaming Lips di Mani vicine. E poi a me piacciono le chitarre dinamiche di Quest’arte morirà, che ti travolgono in modo raffinato (?).

Ci sono tanti sogni, tanta poesia, tanta delicatezza in questo primo disco di Lavinia, cantautrice naif per chi ha abbastanza sensibilità da fermarsi ad ascoltare. Credo sia un buon debutto ed è pure ammirevole che tutta questa squadra di musicisti abbia voluto credere in lei, riempiendo le sue canzoni di suoni onirici e atmosfere surreali. Si, fatela scrivere, cantare, sognare, da questa delicatezza naif non può che nascere qualcosa di buono… ”  Musicologi