LE CASE DEL FUTURO

Le Case Del Futuro

Le Case Del Futuro

Dopo l’esordio sulla lunga distanza con “Lucertole”, che gli è valso la partecipazione a ‘Moby Dick’ su Radio2 e al MIAMI Festival oltre che l’inserimento da parte di Rockit tra le band da tenere d’occhio per il 2013, la band bresciana torna con un nuovo EP ed una nuova label.

“Neve EP” si sviluppa tra shoegaze, melodie pop e asperità noise:  quattro tracce, due inediti, una cover degli Scisma ed un remix (ad opera di Luca Giovanardi dei Julie’s Haircut). Lo shoegaze flirta con il pop ed ha finalmente un nome italiano: Le Case del Futuro.

Recensioni

(…) Dopo i successi del disco dell’anno passato, che raccoglieva dieci pezzi stretti e compatti e che porta avanti l’idea di sonorità legate al post punk, i bresciani si preparano con questo NEVE ep a formulare le basi concettuali del loro prossimo album.
La trama ci porta in un primo tempo a pensare a un impeto shoegaze, ovvero esplosioni a singhiozzo di chitarre, a cavallo di batterie spianate, che prestano poi il La, ricucendo melodie, ad un’intimista voce pop che racconta emozioni e pensieri. Questo è il tentativo, discretamente riuscito, dei due inediti iniziali del disco, che però peccano, se l’espressione è concessa, di una vaga ripetitività di reef e accordi. Tungsteno, invece, diventa un pò più spigolosa e marcata nelle note, rispetto alla dolcezza dell’originale, e anche più carica di marcature di percussioni, trovando in un certo senso, nuovo spirito e vigore, sotto il segno del sound tipico espresso dai nostri Le Case del Futuro. L’Ultima appare remiscelata in una visione più trasognante grazie agli insistenti e onirici loop elettronici di Giovanardi, miscelati con una certa deframmentazione ben realizzata di chitarre, che ne esaltano i contenuti dream pop e vanno a levigare le asperità e le leggermente più scremate note della versione precedente, migliorandone e facendone fluire la struttura.
Un ep che potrà essere un interessante preludio ad un nuovo e più maturo disco per la band bresciana, che potrebbe, smussando angoli e crudezze sonore, a vantaggio del fluire sonoro e la ricerca sperimentale tra tastiere e campionature avvolgenti, presentarsi come una nuova ed emozionante realtà di un certo Dream all’italiana, carico fra l’altro, di profondità liriche non da poco.” Indie-Zone